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Paragrafo 3 . L'Europa divisa.

     
L'Unione  Sovietica  reag alla dottrina Truman e al  piano  Marshall,
istituendo  nel  settembre  del  1945  il  Cominform,  un  organo   di
coordinamento  tra  i  partiti comunisti europei,  e  trasformando  in
satelliti  della  propria  strategia  economica  e  politica  i  paesi
dell'Europa  orientale.  Qui  infatti salirono  al  potere  i  partiti
comunisti,  che  instaurarono  regimi  autoritari  analoghi  a  quello
sovietico,  e  ad  esso  strettamente  legati.  In  Polonia,  Romania,
Bulgaria,  Ungheria e Cecoslovacchia tali regimi, definiti "democrazie
popolari",  vennero imposti con la forza; in Albania e  in  Iugoslavia
vennero  invece  instaurati senza eccessive difficolt rispettivamente
da  Enver  Hoxha  e da Tito, grazie soprattutto al prestigio  da  essi
acquisito nel corso della Resistenza.
     Il  rapporto  tra  le  democrazie popolari e  l'Unione  Sovietica
venne  consolidato  nel 1949 con l'istituzione del  consiglio  per  la
mutua assistenza
     
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     (Comecon),  che rappresent un ulteriore strumento per  allineare
l'economia  dei  paesi satelliti a quella della  potenza  egemone.  La
ristrutturazione economica secondo il modello sovietico, fondata sulla
nazionalizzazione   delle   industrie   e   delle   banche   e   sulla
collettivizzazione  dell'agricoltura,  favor  comunque  una  crescita
produttiva ed una generale modernizzazione sociale, che fecero  uscire
molte  regioni  dell'Europa  orientale  da  una  situazione  di  grave
arretratezza.
     Contemporaneamente per la mancanza delle libert politiche e  la
sempre  maggiore burocratizzazione degli apparati dello stato, sommate
alla  subordinazione  agli interessi economici dell'Unione  Sovietica,
che  imponeva consistenti sacrifici alle popolazioni, fecero  crescere
l'ostilit  verso  i regimi al potere ed alimentarono  le  aspirazioni
all'emancipazione dallo "stato-guida". Il primo paese a manifestare la
volont  di  uscire dalla condizione di "satellite" fu la  Iugoslavia,
tanto  che  nel  1948  Stalin ne decret l'espulsione  dal  Cominform,
accusandola di aver tradito la causa del socialismo.
     Grazie  al  consenso  di cui godevano sia  Tito  che  il  partito
comunista,  la Iugoslavia pot resistere alle pressioni esercitate  da
Stalin  ed  iniziare  una  fase di crescita secondo  un  originale  ed
autonomo modello di sviluppo. In politica estera, venne scelto il "non
allineamento",  ossia  l'equidistanza tra i  due  blocchi;  sul  piano
politico-istituzionale si opt per la realizzazione di  una  struttura
federale, che impedisse lo scoppio di contrasti tra le varie etnie. In
campo economico, si cerc di trovare un equilibrio tra socializzazione
ed  economia  di  mercato; negli anni Cinquanta venne  abbandonata  la
collettivizzazione forzata delle terre e nell'industria fu  introdotta
l'autogestione,  ossia  la conduzione delle  aziende  da  parte  degli
organi  rappresentativi dei lavoratori, affinch questi partecipassero
in modo pi consapevole e responsabile all'attivit produttiva.
     Il  timore  che l'esempio iugoslavo venisse seguito  dagli  altri
paesi satelliti spinse Mosca e le autorit delle "democrazie popolari"
ad  attuare una dura repressione. Contro numerosi dirigenti  comunisti
accusati di "deviazionismo nazionalista", di "titoismo", di tradimento
e  di altri reati, vennero intentati processi-farsa, spesso basati  su
confessioni  estorte  con la tortura, che si  conclusero  con  pesanti
condanne e, in qualche caso, con la pena capitale. Tra le vittime  pi
illustri  ci furono il polacco Wladislaw Gomulka, espulso dal  partito
nel  1949,  il  ministro  degli  esteri  ungherese  Lszlo  Rajk  e  i
cecoslovacchi Vladimir Clementis e Rudolf Slnsky, condannati a  morte
tra il 1949 e il 1952.
     Il  consolidamento dell'egemonia sovietica sull'Europa  orientale
non  venne  ostacolato dalle potenze occidentali, ma fece crescere  la
loro  preoccupazione a proposito della questione tedesca. Temendo  che
una  Germania economicamente e politicamente debole potesse costituire
un  pericoloso "vuoto" al centro del continente, gli Stati  Uniti,  la
Gran  Bretagna  e  la  Francia assunsero allora  iniziative  volte  ad
unificare  le  zone da loro occupate in un'unica entit  statale,  che
cercarono  nel  contempo  di dotare di solide strutture  economiche  e
politiche. L'ipotesi della formazione di uno stato tedesco,  destinato
a diventare un caposaldo del blocco occidentale in Europa, incontr la
netta  ostilit di Stalin, che nel giugno del 1948 mise  in  atto  una
prova di forza: la chiusura degli accessi terrestri a Berlino, che  si
trovava  nella  zona d'occupazione sovietica. Gli americani  reagirono
con  un  poderoso ponte aereo, che riusc ad assicurare i rifornimenti
alla citt, finch, nel maggio del 1949, i
     
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     sovietici tolsero il blocco. Effetto immediato della crisi fu  la
fine  del regime d'occupazione nella parte occidentale del paese e  la
nascita  della  repubblica federale tedesca con capitale  Bonn,  il  5
maggio  del  1949.  A distanza di cinque mesi segu  la  proclamazione
della  repubblica  democratica  tedesca  nella  parte  orientale,  con
capitale Pankow, un sobborgo di Berlino, retta da un regime a  partito
unico,  il  partito socialista unificato tedesco, frutto della  unione
tra i comunisti e una parte dei socialdemocratici.
     La   crisi   di   Berlino  fu  accompagnata   dal   rafforzamento
dell'alleanza tra le potenze occidentali, attraverso la realizzazione,
nell'aprile  del  1949,  del  Patto  atlantico,  un'alleanza  militare
difensiva,  alla quale aderirono Stati Uniti, Gran Bretagna,  Francia,
Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Islanda, Portogallo e,
pi tardi, Grecia, Turchia e Germania occidentale. Il Patto atlantico,
che  port  alla  creazione  nel  1950 di  un'organizzazione  militare
integrata, la NATO (North Atlantic Treaty Organization), rappresenter
il  perno  della strategia del contenimento in Europa. Un  sistema  di
difesa militare integrato venne realizzato anche dall'URSS e dai paesi
socialisti  dell'Europa orientale, attraverso la  sottoscrizione,  nel
1955, del Patto di Varsavia.
